Lu Manteillon

10,00 €
In Stock
SKU: 1185
Leggende dei Boschi Incantati della Valle d'Aosta
 Torna a: Gli Ellebori Bianchi

Questo libro è per coloro che amano le storie di Elfi, di Streghe e del Reame Fatato, alla riscoperta dei tesori raccolti nelle più antiche leggende delle nostre Alpi Occidentali.Folets15Manteillon

"La polvere della civiltà tecnologica ricopre ormai buona parte delle nostre montagne. Case, strade, tralicci dell’energia elettrica, ciminiere, immondizia e relitti della cosiddetta “archeologia industriale”,
sono ormai disseminati ovunque, anche in vallate un tempo solitarie e selvagge. Lattine vuote, rumore di radio a tutto volume, schiamazzi di gitanti diseducati dal crudele vivere cittadino che avvelenano i boschi e paiono respingere sempre più indietro la Magia Verde delle Antiche Montagne. In questo ambiente sempre più inquinato e inquinante, dominato dal “brutto” e dal “mediocre”, parrebbe non esserci più posto per gli Esseri Fatati.
Eppure è sbagliato pensare che tutta la bellezza sia scomparsa, o che il Regno delle Faeries si sia definitivamente allontanato dalla dimensione della nostra realtà verso altre sfere dell’esistenza.
La Fiaba, la Leggenda e il Mito, sono nati per essere narrati e per essere ascoltati. Certo, molto della loro ricchezza originale si è perso nei secoli, di quando cioè erano cantati dal Druido e dal Bardo, ma se tali storie si sono salvate lo dobbiamo anche alla madre affettuosa che le ha narrate al figlioletto pronto per il sonno e poi a questi che, ormai vecchio, le ha ricordate ai giovani del proprio villaggio durante le lunghe “veilla” passate nelle stalle, nelle fredde sere d’inverno.
Poveri emuli di grandi maestri forse, ma testimoni fedeli del racconto attraverso i secoli, che ce ne hanno saputo tramandare il ricordo. E il racconto, quando è veramente vitale, sopravvive anche allorché il Cantore non possiede più tutta la cultura dei Padri e ha persino dimenticato il senso simbolico di molti dei fatti e dei temi che il racconto descrive.
Neppure l’avvento del Cristianesimo, mutando Folletti in Diavoli e Stregoni in Curati, polle sacre in fontane benedette, Fate ed Elfi in apparizioni mariane o in figure di Santi, ha potuto annientare la forza del racconto; al più ne ha mutato i contorni senza sminuirne né il fascino né le profonde valenze simboliche del messaggio ad esso sotteso.
Certo, molte porte di accesso sono state chiuse e altre ancora, dimenticate dal disuso, si sono coperte di rampicanti, celandosi per diverso tempo allo sguardo degli abitanti del Mondo di Mezzo. Ciò nonostante alcuni accessi all’Altro Mondo sono ancora disponibili e altri si aprono, di tanto in tanto, per chi sa cercare, né tutte le chiavi sono state perdute. Le tracce si nascondono ancora in quelle antiche cronache dei viaggi nel Regno Fatato, tramandate sino a noi attraverso i racconti delle Fate.
Basta avere sia il coraggio di cercare, sia l’umiltà di ascoltare la voce della Natura: allora il Reame Periglioso si offrirà ancora una volta a noi in tutto il suo incanto; il suo richiamo affascinerà ancora il Viaggiatore, più del canto di mille sirene. Peccato che oggi sia più difficile per noi, di quanto non lo fosse per i nostri antenati, riuscire a fermarsi e ascoltare quel richiamo con animo sereno.
Difficile certo, ma non impossibile; anzi, in certi casi, addirittura indispensabile.
Lo spirito dei racconti fatati, delle fiabe e delle leggende in generale, attiene ai segni e alle apppassionanti vicende di una storia universale e senza fine. Ed è in esse che si immerge oggi il Viaggiatore Coraggioso alla ricerca di tracce e di segni che lo conducano alla “sacrosanta fuga del prigioniero” dalle anguste riserve di una insufficiente visione del mondo che lo imprigiona.

Al baluginare di un sole morente, nella luce incerta del crepuscolo, tra verdi cortine di fronde, nei pressi lucenti di un piccolo lago montano nascosto dalla foresta, un tremore dell’aria o un
tintinnio di campanellini d’argento, può segnalare l’apertura di un varco al mondo del “Magico” e del “Mistero”.
Se amate le storie che parlano di Elfi e di Streghe o del Reame Fatato, se il vostro cuore coraggioso già brama di lanciarsi alla riscoperta dei tesori raccolti nelle più antiche leggende
delle nostre Alpi Occidentali, nei Mondi Fatati che coesistono al nostro Mondo di Mezzo, appena al di là di sottili barriere che solo l’apparenza rende insormontabili, a voi tutti, Esploratori attenti di queste Lande, buon viaggio nella lettura di questo libro."

L.A.Silcan
Aosta, Luna del Corvo A.V.L. 6006

Lu Manteillon di Cogne
Manteillons fanno parte di una ramificazione particolare di quella grande famiglia di Folets che abitava da tempo immemorabile le pendici del Grand Mont, oggi più conosciuto come "Monte Bianco" e del Gran Paradiso.
I Manteillons vengono ancor oggi descritti come piccoli esseri, dotati di lunghe braccia che giungono quasi sino al suolo, sempre avvolti in lunghi mantelli scuri, caratterizzati da volti affilati e pelosi, da sopracciglia arcuate e cispose.
Il fatto che, quando si spostano non lascino traccia sul terreno e che nessuno abbia mai scorto le loro tracce, ha fatto nascere la credenza che i Manteillons siano privi dei piedi e che, per il proprio grande riserbo, nascondano questa loro menomazione sotto i lunghi mantelli.
Fonte di antica saggezza per l'uomo, a cui anticamente non erano invisi, ma considerati di famiglia, per proteggersi dal rigore dell'inverno, i Manteillons erano abituati, un tempo, a frequentare le stalle dei montanari durante le "veilla", dove ricambiavano l'ospitalità e il calore dei vecchi contadini, raccolti attorno al fuoco, raccontando alcune magiche storie, antiche come il mondo.

80
88-7392-024-1
Liam Allison Silcan