Il Segreto del Graal

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Mistero e Simbolismo dai Celti al Medioevo
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Partendo dalle prime leggende celtiche, passando poi ad analizzarne le evoluzioni cristiane e medioevali, si delinea la traccia di una vera e propria "Scuola Spirituale del Graal".

Non è facile parlare di un mito tanto discusso e sviscerato nei suoi possibili significati come quello del Graal. Su di esso sono già state impiegate fin troppe parole, e forse, più cerchiamo di spiegarlo, più rischiamo di allontanarci dal suo vero significato. Ma il fascino di questa leggenda, che ha infiammato i cuori di non pochi scrittori e ispirato saghe ed esoterismi di varie e contrastanti culture, pare che abbia il potere di rimanere inalterato nel tempo. Una volta ancora ecco qualcuno, chi scrive, ma anche voi che leggete, che non rimane indifferente al richiamo del Graal e si mette in cammino inoltrandosi in un percorso che possa avvicinarlo alla sua parte più misteriosa. Il primo ad usare il termine “Graal”, consacrandolo cosi’ alla storia, fu il francese Chretien de Troyes nel suo “Perceval, ou le Conte du Graal”, scritto fra il 1181 e il 1190. Poco si conosce della vita di Chretien de Troyes: gli scarsi dati certi sono dedotti dalle sue opere. Si sa che è nato nella Champagne, probabilmente a Troyes, verso il 1135, e si pensa che sia morto nelle Fiandre intorno al 1190; si presume che sia vissuto in Bretagna e si ipotizzano frequenti viaggi in Cornovaglia e Galles viste le sue conoscenze del folklore locale. I suoi romanzi risentono fortemente dell’atmosfera celtica ed è molto probabile che Chretien li sviluppasse basandosi in tutto o in parte sul background folklorizzato di leggende mantenutesi nelle aree celtiche fino ad allora sopravvissute, come l’antica Armorica (l’attuale Bretagna), la Cornovaglia, il Galles. Il “Perceval” è una sorta di iniziazione religioso-cavalleresca incentrata sul mistero del Graal; ma se oggi un simile tema può non sorprendere più di tanto, essendo il termine ormai entrato nel lessico comune, si pensi invece a quanto poteva sembrare strano allora: il Graal era un tema che entrava per la prima volta in un romanzo, e come vedremo più avanti, in modo quasi forzato. Perchè Chretien introdusse un simile elemento, apparentemente estraneo alla vicenda narrata nel romanzo, e soprattutto, nonostante il rilievo che gli veniva dato nel titolo, assolutamente privo di qualsiasi spiegazione? Sta di fatto che i pochi versi relativi al Graal nel “Perceval” di Chretien hanno segnato profondamente la cultura europea: il Graal, da allora, è diventato oggetto di innumerevoli racconti, di infinite varianti, di ricerche e manipolazioni. Anche il termine è tuttora misterioso, nonostante i numerosi tentativi di interpretarlo. La parola Graal è stata identificata con un termine dall’antico francese (“graal” o “grail”) che sta per recipiente basso e largo (catino, cratere, bacinella), con infinite varianti come il provenzale “grazal” o il savoiardo “grolla”. Un’altra interpretazione del termine è l’acronimo che sta per “Gnosis Recepita Ab Antiqua Luce”, che ci fornisce anche una parvenza di spiegazione sul mito stesso: la Conoscenza ricevuta da una fonte antica. In effetti nel romanzo di Chretien de Troyes le apparizioni del Graal sono talmente strane ed estranee al romanzo stesso che possono essere spiegate solo come provocazioni per introdurre un tema forse scomodo per quei tempi, forse poco assimilabile dalla cultura imperante. Nel “Perceval” si racconta di un giovane gallese che intraprende l’apprendistato cavalleresco, contro la volontà della madre (che a causa della cavalleria ha perduto tutti i suoi cari), giungendo, attraverso molteplici insegnamenti e prove iniziatiche, ad un alto grado di perfezione spirituale. Nel suo peregrinare all’interno di tale training, Perceval incontra varie esperienze, tutte chiaramente simboliche. Si reca alla corte di Artù, dove riceve una serie di insegnamenti di cavalleria, e dopo varie avventure giunge al castello del Re Pescatore, dove per la prima volta assiste all’apparizione del Graal. Il Graal fa la sua comparsa in una strana processione, nel bel mezzo di un banchetto regale: “Mentre essi parlavano del più e del meno, da una stanza vicina usci’ un valletto che teneva impugnata a metà dell’asta una lancia bianca (...)

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Rosalba Nattero