il Critone

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Ovvero di quel che si dee fare – Nel dialogo tra Socrate e Critone
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"Temere la morte,
non è altro che credere
di essere sapiente senza esserlo:
è credere di sapere ciò che non si sa,
perché nessuno sa se la morte
non sia il maggiore
di tutti i beni per l'uomo,
ma tutti la temono
come se sapessero con certezza
che è il maggiore
di tutti i mali"

In questo dialogo giovanile, Il Critone, in greco Κρίτων, Platone fa dialogare Socrate con Critone, suo discepolo. Socrate, in quel tempo, è stato condannato a morte perché accusato di corruzione di giovani e di empietà, ma la sentenza subisce uno stallo a causa dell'arrivo della Nave Sacra che ritarda notevolmente la sua entrata in porto.
Critone, dialogando in carcere con lui, tenta di convincerlo a fuggire utilizzando il deterrente della condanna morale da parte della folla: un concetto inaccettabile per la mentalità greca classica di quell'epoca. Critone lo accusa persino di sottrarsi alle proprie responsabilità, di abbandonare i propri doveri per paura o altro, ma Socrate lo convince che l'opinione che vale è quella di chi sa, di chi è saggio, non del popolo, che non riesce a comprendere la Verità.
Peraltro nei suoi dialoghi, tramite le parole di Socrate, Platone introduce una gravità presuntuosa delle leggi. Le leggi, - dice Socrate, - sono state per me come genitori, che sicuramente mi criticherebbero e mi accuserebbero se io cercassi di sfuggire alla mia pena, in quanto, le leggi hanno garantito alla mia vita un sistema di controllo a cui io posso affidarmi nelle questioni civili.
Davanti a tale integrità morale, Critone cede, non potendo che condividere il ragionamento di Socrate e accettare la sua scelta di morire.

Platone nacque ad Atene da famiglia aristocratica nel 428 avanti Cristo. A vent'anni frequentò Socrate, decidendo di dare alle fiamme i suoi versi ripudiando la sua precedente vocazione poetica. Alla morte di Socrate, Platone si dissuase di dedicarsi alla politica, nonostante fosse una sua grande aspirazione. Ebbe tra i suoi maestri Cratilo, seguace di Eraclito. Frequentò Euclide a Megara, poi si spinse fino in Egitto e a Cirene. In Italia si appoggiò alla Comunità pitagorica di Archita a Taranto, e a Siracusa fece amicizia con Dione, consigliere del tiranno Dionisio il Vecchio, il quale, a causa di dissapori con Platone, riuscì a venderlo come schiavo a Egina. Grazie al riscatto ad opera di Anniceride di Cirene, Platone poté rientrare libero ad Atene, dove fondò la sua famosa Scuola, che chiamò "Accademia" in onore di Accademo, fondatore del ginnasio dove Platone organizzò la sua scuola sul concetto e sul modello delle comunità pitagoriche come un'associazione religiosa.
Dopo numerosi viaggi in Italia, a Siracusa, Platone ritornò ad Atene e là vi morì, nel 347 a.C., a 81 anni, dopo aver regalato il resto della sua vita all'insegnamento.

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88-7392-094-2
Platone