Sær Palfi
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Nella ricostruzione moderna del "Parsifal" rivivono i Cavalieri, Merlino, le prove e il fascino magico delle grandi Quest Cavalleresche. da: PREFAZIONE di Silvio Canavese Sær Palfi, anagramma palese di "Parsifal", è la narrazione delle gesta di un cavaliere-contadino dei nostri tempi, la storia di una queste, una cerca cavalleresca, che come la Cerca del Graal, compiuta dal mitico Parsifal, porta Sær Palfi a percorrere le vie del mondo per raggiungere una meta situata in realtà negli spazi propri dello spirito. E come Parsifal &endash; il puro cavaliere &endash; anche Sær Palfi è caratterizzato dal candore di un fanciullo mentre affronta il mondo alla ricerca della "luce". Non si può parlare del "Parsifal" senza fare prima riferimento a Chrétien de Troyes e al suo "Perceval" che diffuse in tutta l'Europa medioevale il tema della Cerca del Graal. Come noto, Chrétien de Troyes morì prima di poter terminare il "Perceval". (...) Nella tradizione dei temi arturiani di antica matrice celtica, il personaggio di Perceval, o Parsifal, sviluppa il mito della ricerca, dell'avventura, il "viaggio periglioso del Cavaliere", che rappresenta al contempo il viaggio iniziatico dell'uomo alla ricerca di Dio e alla ricerca di sé. Oltre ad una originale e solida struttura simbolica, il "Sær Palfi" ricalca quello stesso gusto per il viaggio fantastico, il superamento di prove e l'incontro con maestri dello spirito, veri compagni di viaggio che sono al tempo stesso simboli archetipici, volti a soccorrere l'eroe oltre che ad accompagnarlo nella sua ricerca.
Diviene qui necessario un duplice criterio di interpretazione, di cui il giudizio deve tener conto: su un piano diacronico, di tutta la tradizione letteraria che ha portato nel corso di diversi secoli alla cristallizzazione di un tema come quello di Parsifal; su un piano sincronico, invece, bisogna valutare l'opera come isolata e a sé stante, per il messaggio di fiducia che trasmette. In queste opere troviamo il perenne rinnovarsi del mito della ricerca, che porta alla conoscenza e alla crescita, e che in essa riemerge con forte, prorompente attualità. Il racconto di Oscar Simonetti si inserisce dunque nella scia dei grandi racconti epici dei cavalieri, della Cerca del Graal e delle gesta di chi vaga per il mondo alla ricerca del bene che ancora vi alberga. Si tratta di un'opera gnomica, con tratti di lucida ironia filosofica e costellata di brani di profondo lirismo. Il linguaggio e la costruzione non convenzionale che vengono utilizzati dall'autore, benché possano talvolta non rendere agevole la lettura, riescono però nell'intento di scollegarci dalla realtà per proiettarci in una coinvolgente atemporalità, una nebbiosa e incerta collocazione spazio temporale che, con rara maestria, avvolge il lettore conducendolo in un mondo che non c'è, ma che potrebbe essere di tutti noi, là, ai confini della coscienza del quotidiano. Una vera iniziazione spirituale che pare non volersi mai concretizzare in scena d'azione o in personaggio, ma che proprio da questa brumosità onirica trae il proprio fascino. È nella semplicità del poeta contadino, del Cavaliere errante dotato di uno scopo (anche se a tratti più simile al Don Quijote di Cervantes che non al Perceval di Chrétien de Troyes), nella sua ingenua semplicità, nel fanciullesco candore di Sær Palfi, che possiamo ritrovare la purezza del cercatore del Graal. E che cos'è mai il Graal, la pietra filosofale dello spirito, il cratere in cui fu raccolto il sacro sangue del Cristo, se non un simbolico percorso, una mappa per il tesoro dell'anima, una via iniziatica volta al raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sé? |