I Carmina Gadelica
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Una pagina tratta da: "I Carmina Gadelica" La storia degli Ortha nan Gaidheal, i Canti dei Gael, i cui primi due volumi tradotti dal gaelico videro la luce nel 1889 a Edinburgo, comincia in un lontano passato che si perde nella notte dei tempi. Documento straordinario e unico di quella cultura che si andò lentamente creando nella Scozia celtica dalla lontana epoca precristiana fino alla fine della invasione vichinga, gli Ortha nan Gaidheal sopravvissero all'inizio unicamente come poesia affidata alla memoria e alla recitazione dei bardi, per divenire progressivamente patrimonio comune dell'intera comunità del popolo delle Isole e delle Highlands. Alfine questa tradizione rischiò di scomparire quando la cultura gaelica fu progressivamente soppiantata dalla colonizzazione della lingua inglese. Ma proprio quando sembrava ormai troppo tardi, fu grazie all'impegno di studiosi e cultori del passato tradizionale come Alexander Carmichael che tali opere furono alfine raccolte e preservate dall'oblio. È questa una storia straordinaria e affascinante, che già di per sé val la pena di essere raccontata. Rossella Camerlingo ci accompagna abilmente lungo una di queste storie, oltre che con la sua ottima traduzione, anche spiegando passo passo le tradizioni e i significati meno evidenti del testo e inquadrando il tutto nel momento culturale in cui tali tradizioni, per lo più orali, furono raccolte. Il volume, oltre a rispondere alle più frequenti domande del lettore che si chiede quali fossero i rituali magici presso gli antichi popoli celtici e quanto di essi sia sopravvissuto nel tempo, si rivela anche un viaggio affascinante nella tradizione poetica e nelle antiche leggende celtiche.
"... Questo era un popolare e antichissimo sortilegio, che fu largamente praticato fino alla fine della prima Guerra Mondiale. Un incantesimo ancora più potente era lo SIAN, come quello presentato di seguito. (...) Era anche credenza comune nelle Highlands che l'influenza di uno spirito maligno comandato da una mente malvagia fosse capace di impedire la formazione del burro dal latte nella zangola. Questo potere era spesso usato da una donna contro un'altra - per lo più si trattava di due vicine - per rubare il burro, facendolo magicamente trasportare dalla zangola della vicina alla propria. Ma questo si poteva far soltanto se tra le due donne non correva l'acqua di nessun fiume. Un carboncino ardente, buono per accendere il fuoco, se portato attraverso il fiume, per quanto piccolo, annulla il potere che l'acqua corrente possiede di impedire che vengano rubati il burro, la crema, o altri prodotti del latte. La seguente storia fu raccontata ad Alexander Carmichael nel 1870 da Mor Macneill, un contadino di Barra: Una donna era uscita di casa per recarsi nel capanno del latte, dove doveva formare il burro nella zangola. In casa era rimasto solo un sarto ambulante, che cuciva piegato nella caratteristica posizione dei sarti, con le lunghe gambe accavallate. Bussò alla porta una vicina, e chiese un carboncino per accendere il fuoco, poiché, disse, il suo si era spento. Essa prese un pezzetto di torba ardente e se ne andò. ..."
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