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I Primi Abitanti Alpini

I Primi Abitanti Alpini


Insediamenti Occidentali dal Paleolitico ai Salassi

di L. A. SILCAN


Collana LE ANTICHE QUERCE vol. VIII
formato 15x20 - cod. 1097 - pagine 144,
brossura, con sei tavole fuori testo in b/n
ISBN 88-86692-51-X
€ 13,00

Ordine

I Primi Abitanti Alpini, mostra la storia del nord Italia, dai primi insediamenti paleolitici, passando alle ondate migratorie celtiche dell'età del bronzo e dell'età del ferro, fino all'epoca romana. In esso troviamo traccia delle popolazioni dei celti alpini della gallia cisalpina: salassi, taurini, leponzi, ambroni, taurisci, salluvii, insubri, retii, camuni, cenomani, vocontii, e tanti altri.

Un affascinante racconto che partendo dal ritirarsi dei ghiacci, dopo la glaciazione di Wurm 8.000 anni a.C., segue il succedersi di invasioni e mescolanze di popolazioni nell'Italia Nord Occidentale, studiando il succedersi delle varie etnie: Ligure, Protoceltica, Golasecchiana, Celtica e Latina. Una ricerca che partendo dai reperti archeologici e dalle fonti di storici antichi risale sino alla toponomastica e le tradizioni popolari di oggi in cui permangono abbondanti testimonianze di un passato che eternamente si rinnova.

Indice: Dopo le glaciazioni - La colonizzazione dell'Europa - Le invasioni violente - Le zone alpine - Le palafitte e i castellieri - Gli ndoeuropei - I campi d'urne - I primi Celti in Italia - I Liguri - Nazioni celtiche pedemontane - I Salassi - I Salassi nella vita quotidiana - Le sorgenti della Senna e la scultura in legno valdostana - La fine dei Salassi - Toponomastica - Conclusione - Bibliografia

 

L'AUTORE
Studioso di storia e arte celtica, L. A. Silcan ha già pubblicato per la Keltia Editrice: "L'Aratro e la Spada, vita quotidiana tra i Celti", "Il Quaderno di Natale" (una approfondita ricerca sulle origini, anche celtiche, delle tradizioni natalizie) e "I fregi ornamentali dell'arte celtica: gli intrecci" primo volume di una trilogia sull'arte celtica.

 

 

INTRODUZIONE

Raramente i reperti archeologici provenienti da una sola zona possono fornirci poco più di una istantanea, un breve colpo d'occhio sul passato, che ci illumina solo parzialmente sulle condizioni di vita di chi ci ha preceduto su queste terre. Questo diviene tanto più evidente quanto più ci si spinge lontano; ma l'Archeologia moderna ha fortunatamente dimostrato che sono possibili confronti, collegamenti, rapporti di evoluzione e di influenza che, trasformando i singoli reperti in altrettanti pezzi di un puzzle, permettono di ricostruire grandi affreschi sul passato raggiungendo, per di più, un discreto livello di approssimazione nel descrivere quali fossero le reali condizioni di vita in un determinato momento del passato.

Questo è il moderno metodo di lavoro di storici ed archeologi che, soprattutto negli ultimi anni, ha permesso di guardare in modo nuovo all'epopea dei nostri più lontani antenati, quelli che, prima ancora che la Storia venisse scritta, posero le basi profonde del nostro attuale modo di vivere e di pensare.

Ciò che segue non ha le pretese di un trattato di archeologia, né vuole imitare il solito arido elenco di reperti. Si tratta piuttosto di un racconto che, a partire da quei reperti, cerca di disegnare la più probabile delle ricostruzioni di eventi che le attuali conoscenze paiono rendere possibile a chi non sia accecato da tesi precostituite, ma sia disposto ad analizzare i molti dati sparsi con l'unico autentico desiderio di capire cosa sia avvenuto, il "come" e, talvolta, il "perché".

La cosa più spesso ignorata, o peggio trascurata, è che la tradizione celtica in Italia è perlomeno altrettanto radicata e antica di quanto non sia ad esempio in Scozia o in Irlanda. Semplicemente qui la cultura celtica si è talmente intrecciata nelle nostre tradizioni, nella nostra arte popolare e nelle musiche regionali di tutto l'arco alpino, da non essere più riconosciuta per ciò che è, ma venir "semplicemente" considerata folclore regionale, "cultura pololare" in contrapposizione spesso con la cultura "dotta" di tradizione latina.

A ulterione conferma, basta per questo ricordare che mentre le prime infiltrazioni protoceltiche nell'arco alpino (come vedremo più avanti dettagliatamente) risalgono alla fine del II° millennio avanti Cristo e che la formazione dei potenti regni celtici d'Italia si concluse con le grandi invasioni galliche già prima della fine del IV° secolo a.C., nelle isole Britanniche i primi insediamenti di genti celtiche si fanno risalire generalmente al VI° secolo a.C., mentre tutte le grandi tribù celtiche citate dagli storici latini vi giunsero dalla Gallia Belgica, attraverso la Manica, solo a partire dagli inizi del II° secolo a.C., poche generazioni prima dell'invasione romana. Dopo di che i Romani, gli Angli, i Sassoni e i Normanni hanno stratificato la loro presenza su quella celtica, ma l'amore per il passato, e una serie di campagne di ricerca ben finalizzate, hanno saputo riscoprire e mantenere vive le radici celtiche delle isole britanniche. Questo reverenziale legame col passato, preservando dialetti e tradizioni, ha influito qui non solo sulla cultura popolare, ma anche su quella accademica.

In Italia invece, il vivido bagliore della romanità ha come offuscato la vista dei ricercatori di stato e la cultura accademica ha sempre tentato di snobbare le lingue regionali e la tradizione popolare nella infondata convinzione che l'unità di un popolo si possa fondare sulla cancellazione delle differenze. Come il pastore che fissando lo sguardo nel fuoco da campo, quando leva il capo non riesce più a vedere l'immenso mondo che circonda il breve tratto di campo illuminato dal falò, così per anni nelle scuole si è parlato solo di romanità come se prima non vi fosse stato nulla, salvo forse il "mistero" etrusco, dimenticando il ricco substrato celtico che fornì alla stessa Roma l'indispensabile materiale umano necessario per creare l'Impero. Poeti come Virgilio e Catullo e generali come Gneo Pompeo Magno avevano sangue gallico nelle vene, come ci segnalano biografi e avversari del tempo.

Questa visione abbagliata della storia da parte degli unici ricercatori autorizzati a condurre scavi e ricerche approfondite sul territorio, ha fatto sì che, fino a un ancor recente passato, l'Italia fosse molto più indietro degli altri paesi transalpini nel fornire agli studiosi solidi reperti su cui effettuare analisi e paragoni ricostruttivi. Questo mentre le nostre profonde radici celtiche venivano relegate all'ambito della tradizione e del folclore regionale, dimenticandone così le antiche origini.

È ora giunto il momento di un profondo ripensamento del valore storico delle tradizioni locali, che porti ad iniziare una seria ricerca per approfondire quel substrato culturale che ha formato l'ossatura della civiltà italica e senza il quale la stessa civiltà romana non sarebbe potuta divenire ciò che fu.

Questo libro, ben lungi dall'essere qualcosa di più di una mappa approssimativa del vasto territorio di ricerca che si apre dinanzi a chi saprà accettare la nuova sfida, vuole essere un omaggio a quei molti ricercatori che contro le mode dei tempi hanno saputo volgere le spalle al falò per figgere lo sguardo nella notte alla ricerca della foresta oscura da cui a suo tempo fu raccolto lo stesso legname che ora arde nel fuoco.

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I Primi Abitanti Alpini

Insediamenti Occidentali dal Paleolitico ai Salassi [ L. A. SILCAN ]

Prezzo: 13.00 euro

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