LE GALLIE
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Per la prima volta il testo è correlato da una serie di Mappe indicanti nomi di Popoli, città, montagne e fiumi in celtico, latino e lingue moderne. Due preziose appendici in ordine alfabetico completano l'Opera. Finalmente disponibile in una nuova e moderna traduzione il quarto libro del "Geografia" di Strabone, da tempo introvabile, ci mostra un affascinante reportage di prima mano sulla ditribuzione geografica, sugli usi e sui costumi delle diverse Nazioni dei Celti delle Gallie. Un opera indispensabile per gli studiosi e gli appassionati di cultura celtica, uno dei pochi testi che, scritto da un grande storico e viaggiatore a loro contemporaneo, ci introduce nel mondo quotidiano dei primi abitanti d'Europa al tempo del loro incontro con la cultura Greco-Romana. Dall'introduzione di Strabone: 1- Dopo l'Iberia (Spagna) viene la Gallia Transalpina. Ne abbiamo descritto più su la forma, per lo meno in abbozzo, e indicato le dimensioni, ora ne diamo una descrizione dettagliata. Alcuni autori hanno diviso la Celtica (Gallia) in tre parti e nominato, oltre i Celti, gli Aquitani e i Belgi. Essi considerano gli Aquitani come formanti un popolo assolutamente a sé stante. In ragione non solo della sua lingua, ma anche del suo aspetto fisico, e somigliante più agli Iberi che ai Galli. Gli altri, invece, sono gallici di aspetto, e se non parlano tutti la medesima lingua, per lo meno non ce ne sono che alcuni che ne usano altre, del resto poco differenti. Anche i loro ordinamenti politici e i loro generi di vita presentano poche differenze. Questi autori consideravano come Aquitani e Celti i popoli che confinano con i Pirenei e sono separati l'uno dall'altro dal Monte Cevenne È già stato detto, infatti, che il paese che noi chiamiamo Celtica (Gallia) è limitato a ovest dalla catena dei Pirenei, che a ciascuna delle sue estremità tocca un mare, il mare Interno e il mare Esterno, a est dal Reno che è parallelo ai Pirenei, mentre i suoi confini a nord e a sud sono rispettivamente l'Oceano tra l'estremità settentrionale dei Pirenei e le foci del Reno, e dall'altra parte prima il mare che bagna Massalia (Marsiglia) e Narbona, tra l'estremità meridionale dei Pirenei e il corso del Var che separa la Narbonese dall'Italia, poi le Alpi, tra la Ligystica (Liguria) e le sorgenti del Reno. Perpendicolarmente ai Pirenei, il Monte Cevenne attraversa nel mezzo le pianure e termina presso Lugdunum (Lione), al centro del paese. Esso si estende su una lunghezza di circa 2000 stadi. Il nome di Aquitani è stato dato al popolo che occupa la porzione di territorio situato a nord dei Pirenei e del Monte Cevenne fino all'Oceano, al di qua del corso della Garonna; quello di Celti al popolo installato sull'altro versante del monte Cevenne, lungo il mare che bagna Massalia (Marsiglia) e Narbona, e confinante con alcune montagne della catena delle Alpi; infine quello di Belgi al resto delle popolazioni dalle coste dell'Oceano fino alla foce del Reno, ivi compresi alcuni popoli del Reno e delle Alpi. Questa suddivisione è come quella che il divo Cesare ha esposto nei suoi Commentari. Cesare Augusto, invece, ha diviso la Celtica (Gallia) in quattro parti. Egli ha fatto una provincia dei Celti della Narbonese e un'altra degli Aquitani, come le aveva delimitate Cesare, ma aggiungendo a loro quattordici popolazioni che occupano il territorio sito tra i corsi della Garonna e quello della Loira. Quanto al resto del paese, dopo averlo diviso in due, egli ha assegnato a Lugdunum (Lione) la parte alla quale dava come frontiera il corso superiore del Reno, e ai Belgi l'altra parte. Qui si ferma ciò che compete al geografo esporre sulle divisioni naturali ed etniche del paese, almeno quando meritano di essere menzionate. Per quanto concerne le suddivisioni amministrative stabilite dai capi di stato, variano secondo l'opportunità e basta indicarle sommariamente: per il dettaglio il lettore si rivolga ad altri autori. (...)
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